PER EVITARE CHE IL GRUPPO ELETTROGENO FUNZIONI IN PARALLELO ALLA RETE ELETTRICA NORMALE È FONDAMENTALE PREVEDERE UN INTERBLOCCO ADEGUATO

Quando si utilizza un gruppo elettrogeno di emergenza ad avvio e arresto automatico, con relativa commutazione rete/gruppo, è importante evitare che il gruppo elettrogeno stesso funzioni in parallelo alla rete elettrica normale. Unica eccezione sono i gruppi elettrogeni costruiti appositamente per questo scopo ed equipaggiati di quadri elettrici specifici che sincronizzano i parametri elettrici di entrambe le sorgenti di energia.

 

Unità ATS

Per ottenere una commutazione automatica è possibile prevedere nell’impianto un’unità di commutazione automatica ATS: nel caso di perdita della rete principale, il dispositivo è in grado di comandare l’avviamento del generatore e di gestire il passaggio da una rete all’altra tramite comandi inviati agli interruttori. Va da sé che un mal funzionamento della centralina di commutazione automatica non deve consentire il funzionamento in parallelo della rete e del gruppo elettrogeno.

Per fare ciò, devono essere installati nel punto di confine tra i carichi privilegiati – cioè quei carichi sottesi sia a rete normale sia a gruppo elettrogeno – e la restante rete, due dispositivi interbloccati elettricamente e meccanicamente oppure equipaggiati con interblocco elettrico ridondante (figura 1). Interblocco elettrico e meccanico Installare un interblocco elettrico e meccanico, soluzione altamente utilizzata, consiste nell’equipaggiare di un leverismo meccanico i dispositivi costituenti la commutazione, in modo da impedire la chiusura contemporanea di entrambi. In aggiunta all’interblocco di tipo meccanico, viene inserito anche un interblocco di tipo elettrico (impossibilità di inviare il comando di chiusura a un dispositivo se l’altro è chiuso). I dispositivi costituenti questo tipo di commutazione possono essere:
• interruttori motorizzati;
• commutatori 2 posizioni motorizzati;
contattori.

Interblocco elettrico ridondante

Questa soluzione è solitamente meno utilizzata della precedente (anche perché prevede l’utilizzo di sganciatori di minima tensione con tutte le problematiche che questi componenti comportano) figura 2.

L’interblocco elettrico ridondante con bobina di minima tensione può essere realizzato con la logica indicata in figura 3. In caso di assenza di rete, la centralina toglie il comando alimentazione da rete normale e l’interruttore di alimentazione normale si apre: viene così a mancare l’eccitazione della relativa bobina di minima tensione. Nel momento in cui sussista la doppia condizione interruttore rete normale aperto (condizione verificata tramite contatto di stato) e assenza rete normale (condizione verificata tramite relè di minima tensione), la centralina comanda la chiusura dell’interruttore da gruppo elettrogeno tramite la motorizzazione e contemporaneamente ne alimenta la bobina a minima tensione. Al ritorno della rete normale, l’interruttore da gruppo elettrogeno viene aperto mediante bobina di minima tensione – si interrompe il circuito di eccitazione tramite il contatto NC del relè presenza tensione su rete normale – e la centralina può comandare la chiusura dell’interruttore da rete normale tramite la sua motorizzazione. Ovviamente tutte le logiche e i ritardi necessari a evitare pendolamenti nei ripristini dell’alimentazione normale saranno gestiti direttamente dalla centralina di commutazione e/o tramite bobine di minima tensione con ritardo alla diseccitazione. Come già evidenziato in precedenza, questo tipo di commutazione è scarsamente utilizzato in bassa tensione in quanto, oltre ai ben noti problemi relativi agli sganciatori di minima tensione, può presentare anche gli inconvenienti legati all’utilizzo di teleruttori (contatti incollati, bobine bruciate, ecc.).

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Fonte

Rivista Elettro+Watt fascicolo di ottobre 2020 pagina 52 – Edita da Tecniche Nuove Spa Milano

Autore: Ing. Luca Lussorio

www.elettronews.com

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Altre informazioni su questo argomento

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